12 ott
EmailOracle, l’add-on di Gmail per scoprire se il destinatario ha aperto la tua mail
da downloadblog di Silvio Gulizia
Avrà letto o no la mail che gli ho inviato? L’avrà cestinata senza neppure leggerla? E se non gli fosse mai arrivata? Per dare un taglio a tutte queste domande, ecco EmailOracle, un piccolo tool online che ci consente di scoprire se il destinatario del nostro messaggio ha letto la nostra email.
Tutti i client oggi infatti consentono di bloccare l’invio automatico di una notifica di ricezione, e chi non ce l’ha settato in maniera automatica è spesso infastidito da queste richieste al punto da ignorarle regolarmente.
Ma se non volete desistere dal vostro intendo di sapere se il destinatario ha letto o meno, vi basta installare il plugin di EmailOracle e avrete la possibilità di tracciare 20 mail al mese. Se volete fare di più, il servizio ha un costo.
EmailOracle promette di non salvare sul proprio server le mail che inviate. Inoltre vi consente anche di controllare se, avendo inviato una mail a un gruppo di persone, qualcuno di queste non l’ha mai letta. Potete settare all’uopo un promemoria dopo un tempo fissato.
Infine, potete pure controllare se la vostra mail è stata riaperta e quindi letta più volte.
Ma come funziona il tutto? EmailOracle inserisce un’immagine all’interno del messaggio che spedite, così al momento della lettura il destinatario si colleghi al server di EmailOracle per richiamare l’immagine. E il gioco è fatto. Qui la spiegazione dettagliata.
La fregatura è che il destinatario però saprà di essere stato controllato, a meno che voi non abbiate intenzione di pagare il servizio. Infatti l’immagine allegata nel profilo base è il logo di EmailOracle con la scritta: “Email tracked by EmailOracle”.
Inoltre, il destinatario potrebbe anche aver disabilitato la visualizzazione delle immagini. A quel punto, non avrete nessuna notifica. EmailOracle però è un progetto alla prima versione, quindi forse in futuro sarà migliorato.
Via | TechCruch
21 lug
Brother Industries ha sviluppato delle batterie stilo che si auto-ricaricano con il movimento. Si tratta di veri e propri generatori alimentati a vibrazione che potranno sostituire le pile AA e AAA – le classiche stilo e mini stilo. Niente più pile scariche nel telecomando, basterà agitare il dispositivo per accumulare energia.

Batteria generatore AA da 1,6V
“Il nuovo generatore eliminerà quasi permanentemente il bisogno di sostituire le batterie, riducendo la quantità di sprechi e rifiuti” comunica un portavoce dell’azienda. Questi “mini generatori” potranno essere utilizzati con dispositivi che non hanno un consumo fisso di elettricità, e che hanno un assorbimento di circa 100 mW.
Per esempio il consumo energetico di un comunissimo telecomando va dai 40 ai 100 mW. Analizzando in dettaglio, dentro il rivestimento a forma di batteria troviamo un generatore a induzione elettromagnetica e un condensatore elettrico a doppio strato con una capacità di circa 500 mF. L’output medio di un generatore stilo va dai 10 ai 180 mW, con una frequenza di 4-8 Hz.
La Brother Industries presenterà questi prototipi per la prima volta a Techno-frontier 2010, una fiera in scena a Tokyo dal 21 al 23 luglio. La compagnia prevede di esporre un telecomando TV, un telecomando per controllare una fonte di luce e una torcia LED, tutto alimentato dalle “batterie auto-ricaricanti”.
da http://www.tomshw.it
21 lug
Questo video lascia a bocca aperta. Si tratta di un teaser di Lagoa Multiphysics 1.0, un motore fisico creato da Thiago Costa, che lavora al Lead Technical Director presso Ubisoft Digital Arts in Montreal.
Per adesso è tutto quello che si sa in giro su questa meraviglia.
Via | Gizmodo.com
31 gen
1 dic


Biowashball
Ho letto questo interessante articolo, che sembra non essere una bufala. Anche Beppe Grillo nel suo ultimo tour ne ha fatto menzione. Si tratta di un inrteressante novità nel settore biologico che consentirebbe a tutti di non utilizzare più detersivo per lavare il nostro bucato in lavatrice. Pensate a quanto soldi si risparmierebbero e i benefici sul nostro ambiente. Se siete anche voi incuriositi vi allego il link del sito:
30 nov
Capita a volte di scoprire un pixel difettoso sul proprio display LCD dove poco prima tutto funzionava alla perfezione. Altre volte invece si tratta di alcuni pixel nati già morti e non coperti dalla garanzia. Sul sito MakeUseOf sono presentati alcuni metodi pratici per identificare eventuali pixel difettosi e per tentare di ripristinarne il funzionamento.
Un primo metodo per l’identificazione richiede l’utilizzo di un software che illumina in sequenza i tre colori primari RGB (Red, Green, Blue) e disegna vari gradienti di test utilizzati per individuare eventuali problemi. E’ anche possibile utilizzare dei test on-line che non richiedono l’installazione. Nel caso si individui qualche pixel difettoso si può provare a sollecitare manualmente la zona per verificare se è un problema temporaneo. La procedura viene descritta come un vero “massaggio” ed è documentata anche su WikiHow. Altrimenti si possono provare alcuni software on-line oppure offline che sollecitano i pixel e possono risolvere il problema.
Via | MakeUseOf.com
22 nov
Se a qualcuno capita di riscontrare il problema evidenziato nel titolo dell’articolo, vi do finalmente la soluzione.
Bisogna semplicemente cancellare il file cache winfilecachexxxxx.dat che troverete all’interno della cartella:
Spero di essere stato di aiuto, visto che anche io stavo impazzendo a risolvere questo misterioso bug.
14 nov
Forse è arrivato finalmente un ottimo rivale di Google, sto parlando di deepdyve. In DeepDyve viene adottata una nuova tecnologia, l’algoitmo KeyPhrase™, che applica tecniche di indicizzazione utilizzate nel campo dei genomi. L’algoritmo fa un “matches” di pattern e simboli su una scala che i tradizionali motori di ricerca non riescono a trovare, ed è perfettamente adatto per ceracre dati molto complessi sul profondo Web o come viene chiamato dai creatori “Deep Web”. DeepDyve mostra i tantissimi risultati con strumenti user-friendly, organizzando al meglio la loro visualizzazione.
12 nov
Vi segnalo un uilissimo link per creare le vostre favicon automaticamente a partire da un immagine, direttamente online senz installare alcun software!
30 ott
BitTorrent potrebbe aver già trovato il successore ideale nella forma del client BT Tribler, che già si è fatto notare per essere diventato la base del progetto di accelerazione tecnologica europea nel campo dello streaming-P2P, il progetto P2P-Next.
Dopo aver collaborato alla messa a punto di un formato di torrent per le trasmissioni in diretta di filmati e webcam, il gruppo di lavoro di Tribler si è dedicato ad un nuovo strumento potenzialmente rivoluzionario per l’intero file sharing e la rete BitTorrent, vale a dire un network per la ricerca di puntatori ai download (i torrent, appunto) decentralizzata, che non necessiti di alcun server centrale.
È la croce e delizia che ogni utente di BT conosce bene, l’obbligo di farsi un giro sul solito TPB, Mininova o gli altri collettori di file torrent senza i quali su BitTorrent non si scarica nemmeno un bit. Già qualcuno aveva provato a liberare i downloader dal fardello dei server e dei portali costantemente buttati giù dai mastini legali dei detentori del copyright, nella fattispecie gli autori del plug-in per Vuze/Azureus Cubit.
L’approccio di Tribler prende il nome di BuddyCast, e secondo quanto riferito dagli sviluppatori “ha richiesto anni per far funzionare in maniera veloce ed efficiente l’infrastruttura di ricerca zero-server. Noi crediamo che oggi BuddyCast sia l’algoritmo più efficiente, scalabile e resistente in circolazione e che sia inoltre pronto per il tagging e il rating dell’utente in pieno stile 2.0″.
Oltre alla ricerca decentralizzata di torrent, infatti, Tribler è dotato di funzionalità eminentemente “social” quali appunto la possibilità di appioppare delle etichette ai download e, soprattutto, quella di velocizzare i download di utenti “amici”. Ennesima modifica alle modalità di funzionamento egualitarie del BitTorrent originario, Tribler introduce il concetto di “rating” effettivo delle velocità di download dei peer, incentivando e premiando chi ha uno share rate superiore e penalizzando le “sanguisughe senza dignità” che scaricano e non condividono adeguatamente i contenuti.
Come giustamente osserva TorrentFreak, per ora le pur notevoli qualità di Tribler non hanno granché speranza di intaccare la centralità della Baia svedese nell’ambito dei download su rete BitTorrent. Ma dovesse succedere il finimondo e i server di TPB sparpagliati in giro per il mondo venissero costretti davvero al silenzio, il network di ricerca decentralizzata del nuovo client BT avrebbe certamente modo di ricevere un “boost” di nuovi utenti con numeri e percentuali da capogiro.
da Puntoinformatico.it
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